Abissi a sinistra

Le aperture, per la verità piuttosto intermittenti, di Pier Luigi Bersani a una futura alleanza con Mario Monti mettono in allarme Nichi Vendola, che rischia di essere l’agnello sacrificale dell’eventuale intesa. Forse anche per questa ragione il presidente pugliese insiste nell’ammonire Bersani sull’inefficacia della sua tattica, del che naturalmente si potrà giudicare solo dopo l’esito elettorale, e a ribadire che tra la sua impostazione politica e quella del premier in carica c’è “un abisso”.
15 AGO 20
Immagine di Abissi a sinistra
Le aperture, per la verità piuttosto intermittenti, di Pier Luigi Bersani a una futura alleanza con Mario Monti mettono in allarme Nichi Vendola, che rischia di essere l’agnello sacrificale dell’eventuale intesa. Forse anche per questa ragione il presidente pugliese insiste nell’ammonire Bersani sull’inefficacia della sua tattica, del che naturalmente si potrà giudicare solo dopo l’esito elettorale, e a ribadire che tra la sua impostazione politica e quella del premier in carica c’è “un abisso”. Quest’ultima osservazione, invece, è assolutamente fondata già ora: non si tratta solo di distanze evidenti su alcuni temi cruciali, a cominciare dalla riforma del mercato del lavoro, ma di un’impostazione generale – una gerarchia delle priorità e del rapporto tra esigenze di stabilità di bilancio e di sostegno alla crescita – che appare diametralmente opposta.
Non sarebbe però la prima volta che la sinistra “di classe” si trova intruppata in una compagnia in cui le leve del comando in campo economico stanno in mano ai sostenitori di una prospettiva assolutamente diversa. Se c’è “un abisso” tra Vendola e Monti, ce n’era uno altrettanto esteso tra Fausto Bertinotti e Tommaso Padoa-Schioppa. Eppure Bertinotti fece a lungo buon viso a cattivo gioco, commentò una legge finanziaria tutt’altro che generosa con lo slogan suicida “anche i ricchi piangono” e per constatare il decesso, da tempo evidente, della maggioranza prodiana aspettò la secessione di Mastella. Forse Vendola si rende conto di correre il rischio di finire in una strettoia simile e si agita per cercare di evitarlo, ma dispone solo di una retorica un po’ obsoleta e ripetitiva. Invece la demagogia social-giustizialista di Antonio Ingroia, che Vendola non sa o non vuole affrontare nel merito, sembra in grado di mietergli l’erba sotto i piedi.